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Cultura - SocietàStefania Castella

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06 Febbraio 2015
Mutilazioni genitali femminili, una giornata mondiale per urlare: No.
di Stefania Castella



Mutilazioni genitali femminili, una giornata mondiale per urlare: No.
giornata mondiale
contro le mgf

Sono passati un po’ di anni da quando alla stampa fu dato il libro verità di Khady Koita “Mutilée” (mutilata), storia personale dell’autrice sfuggita al suo destino, con una ferrea volontà, contro la paura, specialmente di essere additata come “una vergogna per i tuoi figli” quando decideva di ribellarsi al marito cugino parigino imposto dopo la “pratica della purificazione”.

 

Aveva sette anni quando subiva l’infame pratica dell’infibulazione nella sua terra senegalese e 13 quando fu data in sposa. “Una donna su tre” raccontava nel libro, “è costretta a subire quest’intervento mostruoso, una ogni quindici secondi”. Oggi esistono leggi che puniscono con la galera, ma poco è cambiato. Non è una questione di remoti paesi sperduti dell’Africa la pratica è assolutamente, nonostante i divieti, praticata in molti, civili paesi europei. In Gran Bretagna si conta il numero più alto di mutilazioni (per l’alto numero di immigrati). In Italia non va meglio, 40.000 donne hanno subito la pratica e centinaia di miglia di bambine sono ad alto rischio. Perché l’infibulazione non si ferma alle frontiere, da quando nasce ad oggi varca i confini insieme a uomini e donne legati a rituali che nulla hanno anche fare con la religione (come erroneamente si crede), ma solo con semplici convinzioni di inferiorità dell’esistenza femminile.

 

L’infibulazione, come molte delle mutilazioni genitali, arriva dall'antico Egitto, dove oggi ci sono divieti e leggi apposite e nonostante tutto l’80/90% di donne l'ha subita. Il rischio altissimo è quello delle infezioni, soprattutto considerando i luoghi e i modi in cui si perpetra questo rito brutale. Molte stringendo i denti resistono al dolore lancinante (secondo la cultura di chi la pratica, è doveroso per la donna accostarsi alla vita, con dolore) ma molte perdono la vita insieme ai figli al momento del parto. Senza contare il trauma psicologico che accompagnerà queste bambine a diventare donne con fatica, con dolore assoluto, spesso senza capire perché, pensando sia giusto, inevitabile e continuando la lunga scia di sangue e dolore attraverso altre nascite, e altro dolore. In questo le associazioni fanno un cammino difficoltoso ma fondamentale, per aiutare a superare l’ignoranza su cui tutte le brutalità trovano terreno fertile. La stessa autrice nel libro di cui sopra, è esponente di spicco dell’associazione Euronet che si impegna nella lotta contro le mutilazioni genitali. Lei stessa continua ad urlare forte che “l’ignoranza uccide”, e che alla base di tutto c’è il bisogno di istruire le donne e anche gli uomini a superare il confine mentale che costringe la donna ad inutile essere prima del matrimonio e a fantoccio nelle mani del marito dopo.

 

Le donne, in certi ambiti, hanno bisogno di un mano che le sostenga per superare la paura di non resistere, restando fuori dal loro contesto. Questo è il problema più grande, anche quando sono fuori dal loro paese natale, vivono comunque un legame che è un filo stretto con il loro passato. Questo per una questione mentale faticosa da superare, crea una spirale difficile da allentare, che porta a decidere di infierire su piccole che spesso non hanno che pochi mesi.

 

Il giorno 6 febbraio in occasione della “Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali”, si farà il punto della situazione, con l’“Associazione italiana per lo sviluppo” (Aidos) presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, si discuterà della “Convenzione di Istanbul”, che per prima riconosceva la presenza del fenomeno dell’infibulazione in Europa e di cosa si è fatto e si farà in termini di aiuto verso le giovani a rischio.

 

Sempre nella stessa data a Roma il professore Aldo Morrone, presidente dell’“Istituto Mediterraneo di Ematologia”, organizzerà il seminario “Protagoniste del proprio corpo e del proprio futuro: la lotta alle Mgf” (ore 9.00 all'auditorium del Ministero della Salute). Istruzione, diffusione di informazione per smantellare errate convinzioni che fanno di piccole donne, donne mutilate per sempre, donne private del piacere, per sempre, donne immerse nel dolore a vita, inconsapevolmente, con la convinzione che “sia giusto così”.

 

Molto si sta facendo, e si dovrà continuare a fare perché si getti sempre più luce, su zone d’ombra che non possiamo tollerare. Riguarda tutte tutti noi. La libertà di essere e di possedere, di decidere di gestire, il proprio corpo.








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