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21 Luglio 2026
Dal fallimento al riscatto: il Tribunale ribalta la richiesta di una banca di oltre 240mila euro e riconosce a un’azienda laziale un credito di 190mila
di Stefania Castella


Dal fallimento al riscatto: il Tribunale ribalta la richiesta di una banca di oltre 240mila euro e riconosce a un’azienda laziale un credito di 190mila

 

 

La storia del gruppo Clas: un incendio devastante, la crisi, la morte dell'imprenditore, la liquidazione e, dopo anni di battaglia, una sentenza che stabilisce che quel debito non esisteva

 

 Per anni il gruppo Clas, azienda laziale con diversi punti vendita sul territorio, ha vissuto il peso di un debito che sembrava ormai una condanna definitiva. Una richiesta di pagamento di oltre 240mila euro, un decreto ingiuntivo, una lunga battaglia giudiziaria e, nel frattempo, una successione di eventi che lo hanno messo in ginocchio assieme alla famiglia che l'aveva costruito. Prima le difficoltà economiche, poi un devastante incendio che ha distrutto uno dei principali capannoni aziendali, compromettendone ulteriormente l'attività. Infine il colpo più duro: la morte del suo amministratore, storico imprenditore del territorio, che non ha fatto in tempo a conoscere l'esito della causa che aveva combattuto per difendere il lavoro di una vita. Oggi, a distanza di anni, il Tribunale di Tivoli ha completamente ribaltato quella vicenda e con sentenza depositata pochi giorni fa ha revocato il decreto ingiuntivo e stabilito che non era la Clas Srl a dover pagare oltre 240.459 euro, ma era Siena NPL 2018 S.r.l., società cessionaria del credito originariamente vantato dalla Banca Monte dei paschi di Siena s.p.a., a dover restituire 187.395,13 euro, oltre agli interessi e alle spese di giudizio. Una decisione maturata al termine di una complessa consulenza tecnica d'ufficio che ha ricostruito l'intero rapporto bancario, facendo emergere significative lacune nella documentazione prodotta e un saldo radicalmente diverso da quello rivendicato inizialmente. In sostanza, ciò che per anni era stato presentato come un debito si è rivelato, all'esito degli accertamenti tecnici disposti dal Tribunale, un credito della società nei confronti della banca.

 

“Questa vicenda dimostra che una richiesta di pagamento, anche quando è accompagnata da un decreto ingiuntivo, non rappresenta necessariamente la verità dei fatti”, spiega l'avvocato Sabino Brizzi, difensore della società che spiega - "La corretta ricostruzione del rapporto bancario è fondamentale. In questo caso una sentenza ricorda a imprese e cittadini che vale sempre la pena verificare attentamente la documentazione bancaria prima di rassegnarsi a una richiesta di pagamento".

 

Una sentenza che va oltre il singolo caso - Il pronunciamento del Tribunale di Tivoli assume rilievo anche sotto il profilo generale perché conferma come, nelle controversie bancarie, una puntuale ricostruzione contabile possa modificare radicalmente l'esito di una causa. Per la famiglia dell'imprenditore, tuttavia, il valore della sentenza va oltre l'aspetto economico, rappresenta il riconoscimento di una verità che per anni per anni aveva accompagnato il loro impegno e la loro battaglia nella difesa del nome del loro padre nella convinzione di non essere debitori, ma vittime di una ricostruzione contabile che il Tribunale ha poi completamente smentito.

 








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