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27 Marzo 2026
Daniele Concu, elettricista della Marina salvò una nave e il suo equipaggio, ma ai figli sono stati negati i diritti: svolta della Cassazione che riapre il caso
di Stefania Castella


Daniele Concu, elettricista della Marina salvò una nave e il suo equipaggio, ma ai figli sono stati negati i diritti: svolta della Cassazione che riapre il caso

 

Una decisione può cambiare il destino di tanti orfani delle vittime del dovere

 

Per oltre 48 ore combatté da solo contro un incendio nella sala motori, evitando che una nave della Marina Militare affondasse e salvando l’intero equipaggio. Era l’aprile del 1952 e Daniele Concu, elettricista a bordo della torpediniera Orione, riuscì in un’impresa che gli costò però conseguenze gravissime sulla salute. Quelle lesioni all’apparato cardio-respiratorio, riconosciute come causa di servizio, hanno segnato tutta la sua vita fino alla morte nel 2020. Già nel 2014 il Tribunale di Oristano lo aveva riconosciuto vittima del dovere, accertando che le gravi patologie contratte erano direttamente collegate alle condizioni estreme in cui intervenne per domare l’incendio a bordo della nave. Nonostante ciò, dopo la sua morte i benefici previsti dalla legge sono stati negati ai figli. A portare avanti il lungo contenzioso giudiziario sono stati i familiari, tra cui il figlio Claudio, promotore del ricorso in Cassazione, insieme alle sorelle Maria Luisa e Maria Giuseppina, che hanno continuato a chiedere la piena tutela dei diritti spettanti alla famiglia. La vicenda è approdata davanti alla Corte d’Appello di Brescia perché Claudio è residente in Lombardia. Proprio quel giudice aveva escluso quei benefici, ritenendo determinante l’assenza del requisito del carico fiscale al momento del decesso.

 

La svolta della Cassazione - Oggi arriva una decisione che ha ribaltato questa impostazione, accogliendo il ricorso e annullando la sentenza destinata a cambiare molte storie simili. Gli ermellini hanno affermato un principio chiaro: i benefici previsti per le vittime del dovere spettano anche ai figli non fiscalmente a carico. Una sentenza che assume un valore significativo per l’intera famiglia, profondamente legata alla Sardegna, tutta residente tra Oristano e Nuoro, ma anche luogo dove la storia di Daniele ha avuto origine e dove è stato riconosciuto il suo sacrificio.

 

Una posizione che supera definitivamente le interpretazioni restrittive adottate finora e riapre la strada alla piena affermazione dei diritti per molti familiari.

 

“Questa decisione mette fine a un’ingiustizia evidente: non si può negare un diritto a un figlio per una questione puramente formale come il carico fiscale. Qui parliamo di persone che hanno pagato con la salute e con la vita il loro servizio allo Stato. La Cassazione ristabilisce un principio di civiltà: il sacrificio di un servitore dello Stato non può essere riconosciuto a metà. Ora ci aspettiamo che questo orientamento venga applicato senza più ostacoli” – commenta l’avvocato Ezio Bonanni, Presidente Osservatorio Nazionale Amianto, che assiste la famiglia. Restano aperte ulteriori azioni per il pieno riconoscimento dei diritti, sia sotto il profilo previdenziale che risarcitorio.

 

L’ONA offre servizio di consulenza legale e medica gratuita tramite il numero verde 800 034 294 e il sito www.osservatorioamianto.it.

 








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