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Cultura - LibriStefania Castella

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06 Novembre 2026
In libreria la nuova silloge di Gina Scanzani “Oltre il vetro delle pareti bianche, Cronache di un'integrità ritrovata”
di Stefania Castella


In libreria la nuova silloge di Gina Scanzani “Oltre il vetro delle pareti bianche, Cronache di un'integrità ritrovata”

 

Dentro una corsia d'ospedale, la scoperta della vita

 

 

Convinta che le parole possano essere non solo un rifugio, ma anche un ponte verso una maggiore consapevolezza e condivisione, Gina Scanzani continua il suo percorso tra poesia, narrativa e impegno sociale riaffacciandosi sul panorama editoriale con la silloge “Oltre il vetro delle pareti bianche, Cronache di un'integrità ritrovata” in uscita dal 6 novembre con Edizioni Ensemble, collana Alter.

 

Nata dall’urgenza assoluta di testimoniare una lotta lunga quattordici anni contro un male silenzioso, capace di scardinare i lineamenti del volto e gli equilibri dell'esistenza, la raccolta è stata composta interamente in solo cinque giorni durante l'ultimo, decisivo ricovero dell'autrice presso l'Ospedale San Camillo e si configura come un diario di bordo lirico, scritto nel momento esatto in cui il corpo affrontava la sua ricostruzione.

 

L’opera rifiuta la cronaca della malattia per farsi, invece, ovazione alla vita. Lo spazio asettico della corsia d'ospedale — che assurge a vero e proprio coprotagonista della raccolta – viene intercettato, scardinato e trasfigurato dalla parola poetica: i respiri, i sibili dei macchinari e il bianco opprimente delle pareti ci colorano delle tinte della visione. Nel corpo a corpo con il dolore, la flebo si tramuta in linfa per un albero che torna a fiorire e la protesi diventa uno strumento di riscatto e ritrovata dignità.

 

Il percorso poetico si sviluppa come una corsa tesa verso la luce che filtra dalle finestre del reparto, trasformando l'abisso della vulnerabilità in un luogo di scoperta interiore.

 

«Pensavo di scrivere l’epilogo di una storia, invece mi sono ritrovata a raccontarne un nuovo inizio – ha confessato l’autrice. Dopo una lunga attesa è arrivato il ricovero per la ricostruzione dei danni causati da un tumore: un passaggio fondamentale che intendevo inserire a conclusione a conclusione del mio percorso autobiografico. Ma tra quelle pareti è accaduto qualcosa di inaspettato: la solennità della poesia è arrivata quando meno me lo aspettavo.

 

Le parole hanno iniziato a contaminare l’ambiente, trasformando la corsia d'ospedale in un teatro di condivisione dove tutti — pazienti, medici, storie — eravamo allo stesso tempo autori e teatranti. Dal mio letto osservavo i gabbiani sui tetti del San Camillo e la pioggia di febbraio: tutto sembrava convergere verso la poesia. Il mio sguardo si incantava a osservare la scala di ferro dalla finestra, innalzata verso il cielo come un ponte sospeso tra la nostra fragilità e la vita che continuava oltre il vetro.

 

È lì che queste poesie — e il titolo stesso della raccolta — hanno preso forma, nate dall’ascolto e di un’umanità fragile e straordinaria. In quelle stanze ho percorso l’ultimo tratto di una lunga maratona per riprendermi il sorriso che la malattia aveva tentato di negarmi. Ho incontrato storie, sguardi e vite che, anche solo per un istante, hanno incrociato la mia. Questo libro parla di ferite, ma soprattutto della possibilità di attraversarle senza perdere sé stessi: perché anche quando la vita ci mette alla prova, esiste sempre un luogo dentro di noi che attende di tornare alla luce.»

 

«Abbiamo scelto di pubblicare ‘Oltre il vetro delle pareti bianche’ perché nella poesia di Gina Scanzani abbiamo riconosciuto la capacità di dare forma a un’esperienza difficile da raccontare: quella di un corpo segnato dalla malattia e di una persona che cerca, giorno dopo giorno, di ritrovare la propria integrità – ha dichiarato il Direttore editoriale di Ensemble Matteo Chiavarone.

 

Questa raccolta nasce da un percorso lungo quattordici anni e porta nella scrittura il peso delle attese, la paura e il bisogno di riconoscersi ancora, anche quando il proprio volto e le proprie abitudini sono cambiati.

 

Ci ha colpito soprattutto l’attenzione rivolta ai dettagli della vita in ospedale. Una flebo, una protesi, il chiarore di una finestra, uno sguardo scambiato in corsia diventano immagini attraverso cui comprendere il rapporto tra fragilità e dignità. L’autrice sa cogliere il valore dei piccoli gesti di chi cura e la fiducia, a volte faticosa, di chi si affida. Le sue parole restituiscono così anche la dimensione umana della cura, fatta di ascolto, presenza e rispetto dei tempi di ciascuno.

 

In queste pagine la poesia offre uno spazio in cui sostare, nominare ciò che fa male e ritrovare un legame con il mondo. Il sorriso, che attraversa la raccolta anche quando il corpo ne impedisce l’espressione, acquista un significato profondo: custodisce il desiderio di vivere e la possibilità di incontrare gli altri. La scrittura accompagna questo movimento con una voce diretta, capace di accogliere la paura e di lasciare emergere la speranza dai momenti più ordinari.

 

Come Ensemble, crediamo nel valore di libri che sappiano rendere condivisibile un’esperienza personale attraverso la qualità e la precisione dello sguardo. La raccolta di Gina Scanzani invita il lettore ad avvicinarsi alla vulnerabilità con attenzione e a interrogarsi su che cosa significhi sentirsi integri. Pubblicarla significa dare spazio a una voce che, dalle stanze di un ospedale, continua a cercare il proprio posto nella vita e ci coinvolge in questa ricerca».

 

Attraverso una lingua che oscilla con precisione tra il crudo realismo della carne e la potenza visionaria della metafora e dove la realtà della malattia diventa possibilità di guardare oltre, come ha sottolineato in una recensione il portale del Centro Nazionale Malattie Rare, la silloge di Gina Scanzani cessa quindi di essere un'esperienza privata per diventare un manifesto universale di resilienza: un invito politico e umano a non arrendersi, a lasciarsi attraversare dal flusso della speranza e a riscoprirsi, infine, integri.

 

 

 

 

Gina Scanzani

 

Nata a Fiano Romano (RM) nel 1966, Gina Scanzani ha sempre nutrito una profonda passione per la poesia, considerandola una valvola di sfogo e una chiave di lettura dell'animo umano. La scrittura diventa per lei un potente strumento di espressione nel 2013, quando pubblica il suo primo libro, Eccomi ci sono ancora. Questo volume autobiografico racconta il difficile percorso di un anno, segnato dalla convivenza con una malattia rara e dalla lotta contro il suo terzo tumore. Da quel momento, la scrittura assume un ruolo terapeutico nella sua vita, spingendola a pubblicare numerose opere e ricevendo ripetuti premi e riconoscimenti letterari.

 

È Organizzatrice annuale della “Giornata Mondiale delle Malattie Rare” con l'obiettivo di promuovere la poesia, la scrittura e le arti come strumenti di espressione per le persone affette da malattie rare; Ambasciatrice per “Scienza Partecipata”, con un progetto dedicato alla creazione di un “Laboratorio di scrittura creativa autogestito”, volto a migliorare la qualità della vita di chi ama la scrittura e le arti creative; divulgatrice attraverso pagine, blog e libri della medicina narrativa, e dei suoi effetti sulla salute; volontaria AVO (Associazione Volontari Ospedalieri) presta servizio in un'associazione per disabili dove si fanno laboratori e attività creative.

 

https://www.ginascanzani.it/








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